Le 4 Stagioni La pentola di Coccia di Massimo Coccia per Mira e Mangia

Le 4 stagioni
La pentola di Coccia
Di Massimo Coccia

Non ci crederete, ma questa è la prima di una serie di 4 pentole di cui non svelo i titoli per non rompere la suspence.
Cominciamo dalla migliore:

L’AUTUNNO

Si, lo so, non ci sono più le mezze stagioni. Però la fine dell’estate, il fine settembre, con le prime rinfrescate e quella luce lì, che sa di pulito senza abbagliare, che sa di scampagnata senza grondare, che sa un po’ di mare e già un po’ di montagna è il periodo che mia moglie chiama “la bella stagione”.

E io sono d’accordo. Il medio in cui stat virtus è anche il medio in cui crogiolat Coccia.

Qui termina anche quel periodo in cui affrontare piatti elaborati è doppiamente faticoso. Per chi li cucina, che sta ai fornelli con la fiamma che alimenta un caldo in genere già più che sufficiente, e per chi li mangia che poi deve affrontare un post prandium col tormento della caloria che alimenta la caloria nella calura. Ma nel frattempo a tratti è ancora caldo, e l’estate ancora mette fuori la testa

E allora ecco che spuntano i primi sobbolìi, lenti… con quel profumo che abbraccia, caldo, mentre fuori c’è la sera e si sente già la vecchietta di fronte che urla al passante “freschetto stasera, nèh ?!”
Ma il giorno dopo fa 25 gradi e ci sta un’ultima caprese con un frizzantino gelato

Uno stufato, magari coi peperoni che sono ancora buoni.
E poi a pranzo due spaghettini veloci, col pesce azzurro e gli agrumi

I cannelloni con gli spinaci freschi – che quelli del freezer non sanno di nulla

La polenta che ti chiama a casa la domenica, e se poi c’è la spalla marinata di Schilpario, allora è festa

E poi c’è l’uva. Che è davvero il grido dell’estate nell’autunno. Su tutte l’uva moscato, dolce, morbida e rotonda. E la pizzuttella con l’acino lungo che crocchia. Meraviglia.

Aspetti un attimo ed ecco che arrivano le noci e le castagne. Che sono invece il contraltare dell’uva, l’avanscoperta dell’inverno. Loro la guardano, in tutta la sua luminosità, e le dicono che è fuori tempo, che tocca loro, che l’inverno arriva e bisogna accumulare

E poi il mio grande amore: i “bastadduni”. I fichi d’india tardivi. Dolcissimi. Coloratissimi. Spettacolo.
I bastadduni li conobbi molti anni fa, durante una vacanza in Sicilia. Ero alle gole dell’Alcantara e stavo facendo un tour guidato con una coppia inglese. Immaginatevi la guida, un ragazzotto universitario in summer job, che con un inglese dallo smaccato accento siculo dice prima “this is a white oleander, a typical PLANT growing on the MOTORWAYS” e a seguire “this fruit is called BASTADDUNI”. Lì era già amore. Il bastadduni è per sempre. Quello viola invece è oltre, è sempiterno.

E’ così, l’autunno è così. È indeciso, ondivago. È tutto un misto… È una macedonia, una ratatouille, un ripieno per le zucchine, un polpettone, un meltin’ pot. È una mezza stagione. Ma c’è ancora.

Mira

About

Adoro cucinare. Lo considero un atto rivoluzionario, se per rivoluzione s’intende l’attitudine a praticare atti di gentilezza a casaccio. Per me cucinare e’ come dispensare felicita’.

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