La botte piena e il ragù ubriaco!

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“La botte piena e il ragù ubriaco”

La mia idea di paradiso coincide con due giorni di mestoli, pentole di coccio e borbottii di ragù.

 Considero però un gesto molto scortese scrivere una ricetta sul ragù, al massimo potrei destare la consueta compassione che si prova per una sicula immigrata a Milano.

Visibilmente sopraffatta dai  fast food, scoraggiata dai take away cinesi, dalle insalatone da bar e dalla nouvelle cousine, sino al punto da far risultare convincente e partecipata l’urgenza primaria di ragù.

Ma perchè è un gesto scortese scrivere una ricetta sul ragù? Perchè se malauguratamente farete della “ricetta al ragù” oggetto di conversazione in una tavola di mangiatori professionisti assisterete a faide clandestine, risse estreme al fine di affermare la propria ricetta come quella ufficiale del ragù italiano. Non si trovano similitudini neanche tra parenti. Ognuno ha il suo ragù. Come l’ego del resto.

Il mio ragù è il frutto di interminabili telefonate con le donne della mia grande e faticosa  famiglia.

Voi non avete idea di come le mie ave sono solite dare indicazioni su come cucinare un piatto specie se questo è annoverato tra le tradizioni culinarie del clan.

La parte iniziale della conversazione,che riporto fedelmente, ne esprime il senso.

Mia madre: vai dal macellaio e compri la carne.

Io : quale carne? Che pezzi? Che tipo?

Mia madre: quella che ti sembra adatta!

Io:  Silenzio

Vi lascio immaginare la fatica per catalogare tutti gli altri ingredienti.

Comunque alla fine ti dicono sempre: “ Vai tranquilla tutt’al più lo rifai”.

Così ho deciso che il mio ragù sarebbe stato ubriaco di “tranquillezza”  (perdonatemi il neologismo ma mi sembra un termine talmente grazioso) e di Omofobeer . Credo anzi che sia proprio la lentezza del gesto, la pazienza dell’attesa a renderlo regale nella 9sua popolaritàe necessità.

E’ una ricetta laica, onesta e democratica, che brinda con irriverenza a tutti i pregiudizi del mondo.

Come a dire che tutti possono mangiare da re, basta aver pazienza e senso etico.

Ed ognuno avrà la sua porzione di paradiso.

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Mira

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Adoro cucinare. Lo considero un atto rivoluzionario, se per rivoluzione s’intende l’attitudine a praticare atti di gentilezza a casaccio. Per me cucinare e’ come dispensare felicita’.

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