La torre di babela la pentola di coccia di Massimo Coccia per m

La Torre di Babele
La pentola di Coccia
di Massimo Coccia

Babele ha qualcosa di intrigante. Le lingue dei popoli vivono, si mischiano, cambiano. Una parola penetra e si diffonde, di un’altra si perdono le tracce.
Fermandoci in Europa abbiamo le 3 grandi famiglie: Lingue romanze, germaniche, slave. Con le eccezioni e sottofamiglie delle lingue celtiche, elleniche e ungro-finniche.

Io mi perdo spesso a caccia di parole, e le seguo lungo il loro percorso.
A volte si scoprono stranezze, curiosità, o palesi fraintendimenti che nel percorso della parola ne stravolgono il significato.

Il caso più emblematico è “caldo”. Per mezza Europa fa caldo in estate, per l’altra mezza fa cold o kalt in inverno…

Ma veniamo al nostro amato ambito culinario.
Si parte con l’acqua, ovviamente. Ci sono le grandi famiglie “acqua-agua” romanza e “wasser-voda” germanico-slava. E poi c’è il Galles. Vuoi dell’acqua in Galles ? Dwr !

Il vino è vino ovunque (vin-wine-wein), ma menzione d’onore per il Greco. Krasi. In effetti la crasi ci sta. Figura retorica per cui fondi l’ultima vocale di una parola con la prima della seguente, cioè in pratica biascichi.

Finiamo di bere con una birretta. Abbastanza uniforme (birra-beer-bier) ma gli spagnoli van per i fatti loro con “cerveza”. E al nord ci fanno uno scherzo… Ol… confusione. Attenti a condire l’insalata al nord.
E poi due menzioni d’onore: i rumeni per cui birra è “bere” (totalitaristi!) e l’evergreen Galles dove se vuoi una birra devi chiedere una “cwrw” (?!?!?)

A proposito di olio, qui c’è un altro grande misundertanding, con gli amici spagnoli che lo chiamano “aceite” e per l’aceto scelgono “vinagre”.
Dall’olio al burro. 2 casi meravigliosi. In rumeno si dice “unt”. E in effetti… mentre in spagnolo burro vuol dire asino. Quindi attenzione. Il burro è “mantequilla”, e noi il riso lo mantechiamo quindi tutti i torti non li hanno nemmeno loro….

Veniamo al sodo. Facciamo il pane. Qui tre grandi famiglie, “pan”, “bread-brot” e “hleb-kleb”. Mentre ai nostri amici gallesi pare proprio non piacere… “bara”

Anche il miele ha le sue due famiglie “mel” e “honey-honning”, ma in Spagna va parecchio e lo chiamano “cariño”…
Attenzione alla radice “mel”. Che al nord non indica il miele ma la farina (“mehl-mjol”, forse da “mola-macina”)

Il formaggio invece, si sa, ha tutta una sua storia. Ognuno produce i suoi formaggi, e ognuno li ritiene un’eccellenza. Anche i nomi sono quanto di più variabile. “formaggio-fromage”, poi la famiglia dei sieri “sir-suris”, e quella dei cagli “kaas-queso”. Su tutti 3 casi. La solita Romania e il suo “branza” (forse di derivazione valtellinese?), l’altrettanto solito Galles e il suo “caws”… (ma come diranno “mucche” ?) e un meritato plauso ai finlandesi e al loro “juusto”. Più che giusto. Doveroso

Andiamo ai dolci con una torta, “pie” un pò ovunque. Poi le lingue slave con la radice Pyros (fuoco) come in “pyragas” e infine i rumeni, di nuovo loro, ci sorprendono con “placjnta”. E questo fa davvero schifo.

Gran finale scoppiettante con le noci. Quasi ovunque “walnut” e derivati. Ma provate a chiedere una noce in Finlandia. Saksanpähkinä !

Ciao-Hola-Hej-bye-zdravo a tutti !

Mira

About

Adoro cucinare. Lo considero un atto rivoluzionario, se per rivoluzione s’intende l’attitudine a praticare atti di gentilezza a casaccio. Per me cucinare e’ come dispensare felicita’.

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